L’Isola di Pasqua


Giorno 21


E’ un nuovo inizio di settimana e desideriamo viaggiare insieme a voi con il pensiero in posti remoti e affascinanti – oggi vi portiamo nell’Isola di Pasqua, nell’Oceano Pacifico.
Quest’isola affascinante e sconosciuta a noi, l’abbiamo scoperta visionando un bel documentario di National Geographic su Disney+, piattaforma uscita in questi giorni che offre una settimana di prova per la visione dei suoi film e documentari per poi potersi abbonare alla cifra di 6,99 euro mensili.
Il documentario è molto ben fatto e strutturato e permette di captare da vicino la natura di questo posto incantevole nonché la sua storia, grazie alle testimonianze rimaste in loco, i reperti e i racconti sul posto dei video maker.
In lingua nativa, Rapa Nui, letteralmente significa grande roccia/pietra ed è un’isola dell’Oceano Pacifico appartenente al Cile.
Situata ad oltre 3 601 km a ovest delle coste del Cile è uno degli insediamenti abitati più isolati al mondo.
L'isola di Pasqua è un'isola vulcanica formata sostanzialmente da tre vulcani spenti, il Terevaka, che costituisce la parte centrale dell'isola, e due vulcani più piccoli il Poike nella parte orientale dell'isola e il Rano Kau nella parte meridionale.
Con le sue sole 48 specie vegetali native, l'Isola di Pasqua è una tra le isole più povere di specie vegetali in tutta l'area del Sud Pacifico. L'isola, infatti, è situata in una zona lontana dalla costa e in tutta la sua storia geologica non ha mai goduto di un collegamento con la terraferma, mentre la maggior parte delle correnti oceaniche che interessano l'isola provengono da occidente e non portano pertanto semi dalla terraferma.
Si ritiene, perciò, che la maggior parte delle piante attualmente presenti sull'Isola di Pasqua sia stata importata dall'uomo. Tale teoria trova inoltre conferma sia nella leggenda locale di Hotu Matu'a (Grande Genitore), secondo la quale furono gli uomini a portare le piante, sia nei diari dei primi europei che visitarono tale isola, secondo i quali la popolazione locale disponeva al momento del loro arrivo già di proprie coltivazioni che venivano usate per il sostentamento umano e come fonte di mangime animale.
Famosi sono i numerosi moai, le statue di pietra che ora si trovano lungo le coste e su di esse e la loro storia, si basa gran parte del documentario che ci spiega la vita degli abitanti dell’isola prima che i conquistadores arrivassero a sterminarla e sfruttarla.
Il primo europeo ad avvistare l'Isola di Pasqua fu presumibilmente il pirata Edward Davis, che avvistò l'isola a bordo del suo battello Bachelors Delight, nel 1687. Non capendo tuttavia di aver avvistato un'isola ritenne di aver scoperto il continente meridionale. Davis non attraccò mai sull'isola.
Il primo europeo a sbarcare invece sull'isola fu l'olandese Jakob Roggeveen, la domenica di Pasqua 1722, motivo per il quale l'isola fu battezzata Isola di Pasqua.
Tuttavia, prima dei nostri conquistadores, i primi in assoluto a colonizzare l’isola e a mutarne le abitudini e tradizioni furono i polinesiani.
L'esploratore norvegese Thor Heyerdahl sosteneva che una popolazione bianca proveniente dal Sud America avesse colonizzato la Polinesia e dimostrò che si poteva navigare dal Perù alle Isole Marchesi con una semplice zattera, il famoso Kon-Tiki. Studi etimologici della lingua parlata dalla popolazione indigena, ritrovamenti archeologici e, infine, analisi genetiche cui sono stati sottoposti gli scheletri degli antichi abitanti dell'isola, hanno dimostrato che essi erano indubitabilmente polinesiani.
Quel che è sorprendente della storia dell’Isola di Pasqua, è il fatto che allo sbarco dei primi colonizzatori polinesiani, che i più recenti studi fanno risalire attorno all'800-900 d.C., probabilmente l'isola si presentava come un'immensa foresta di palme.
In seguito, però, nacque da parte degli abitanti la necessità di realizzare i moai, il cui sistema di trasporto richiedeva notevoli quantità di legname. Cominciò pertanto un importante lavoro di disboscamento dell'isola che fu ulteriormente intensificato dopo il sensibile aumento della popolazione dovuto a nuovi sbarchi.
Secondo alcune ricerche condotte negli anni passati, si stima che la popolazione dell'Isola di Pasqua durante il suo periodo di massimo splendore nel sedicesimo e diciassettesimo secolo fosse composta da circa 15.000 abitanti. Fu a causa del disastro ecologico causato dalle tribù indigene che la popolazione all'arrivo dei primi europei era ridotta a circa 2.500 abitanti.
Ma cosa sono questi moai, dei quali vi abbiamo accennato sopra?
Parliamo di grandi busti, con dimensioni variabili tra 5 e 10 metri di altezza, che si trovano alle pendici delle coste ormai friabili e fragili dell’isola.
Sull'isola esistono 638 moai, secondo le ricerche condotte da Sebastian Englert. Nonostante tali ricerche, il loro scopo non è noto con certezza. Le statue sono tutte rivolte verso l’interno dell’isola e potrebbero rappresentare capi tribù indigeni morti; secondo la credenza popolare avrebbero permesso ai vivi di prendere contatto con il mondo dei morti. Queste enormi statue venivano trasportate a volte per svariati chilometri, spesso non arrivando nel luogo prefissato (così si giustifica la presenza di statue abbandonate e spezzate sparse per l’isola), attraverso giochi di baricentro, permettendo agli abitanti dell’isola di trasportare queste gigantesche statue quasi facendole “camminare da sole” (come descritto dagli stessi isolani).
Dal 1995 Rapa Nui, questo stupendo fazzoletto di Terra ai confini del mondo è patrimonio culturale dell’UNESCO.
Oggi, l’Isola di Pasqua e questo suo meraviglioso patrimonio storico culturale, è ritornata a splendere autonomamente, di luce propria, grazie alla concessione nel 2016 da parte del governo cileno della gestione del territorio patrimoniale e dei siti archeologici di Rapa Nui alla comunità dell’isola.

Una bella da storia di un luogo da far scoprire e condividere con il mondo. Non pensate?

Isola di Pasqua

A domani
#iorestoacasa


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