Comunità di Sant'Egidio


Giorno 4

Cari lettori, oggi vi proponiamo una rubrica nata in tempi di Coronavirus, in tempi di chiusura nelle nostre case ma più che chiamarla chiusura la definirei ritiro.
Il ritiro è un termine che mi conduce all’idea di ricerca di un senso, un senso spirituale, profondo, che ci ricongiunge al nostro essere essenziale, alla nostra natura più autentica, quella di semplici esseri umani ancor prima che cittadini, uomini appartenenti a determinati paesi, città, squadre sportive, società, aziende ecc. ecc.
Vi consigliamo, in questa chiave di permanenza nelle nostre case, di seguire tutte le sere, in questo periodo così particolare e sensibile per tutti noi, la rubrica del nostro amico Alessandro Moscetta – “Pillole di Pace”.
Alex, coordinatore delle attività della Comunità di Sant’Egidio, tutti i giorni si impegna con la Comunità ad aiutare i più deboli con gesti di grandissima umanità. La Comunità di Sant’Egidio infatti, mostra da sempre grandissima attenzione e sensibilità verso gli indifesi: i poveri, i bambini, gli anziani, i migranti, le persone con disabilità, i senza dimora, i carcerati, tutti coloro che fuggono dalla guerra.
Con “Pillole di Pace”, Alex ci racconta tutte le sere sulla sua pagina Facebook l’importanza delle piccole cose, del ritrovo delle piccole cose, il senso profondo di un abbraccio, così istintivo e così emozionale, così umano.
La rubrica oggi sarà al suo terzo appuntamento e sarà live sul canale di Alex Moscetta a partire dalle 21.30, minuto prima minuto dopo.
Ognuno dalle nostre case, sintonizziamoci e sentiamoci tutti più vicini, con la stessa volontà di fare del bene anche da lontano, per noi stessi e per il mondo.
Ricordiamo qui la bellissima poesia che Alex ha scelto per il suo primo appuntamento con “Pillole di Pace” due sere fa, “I bambini giocano alla guerra” di Bertolt Brecht.

I bambini giocano alla guerra.
È raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai "pum" e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
È la guerra.
C'è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,

non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.


A domani
#iorestoacasa

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