Lazzaro Felice


Giorno 45


Oggi, giorno di sole dalle nostre parti e con il filo d’aria fresca che entra nella nostra casa, abbiamo pensato di parlarvi di una pellicola particolare che abbiamo visto ultimamente, il film Lazzaro Felice firmato Alice Rohrwacher.
Per parlarvi di questa bella pellicola, partiamo dalla sua regista e non dalla trama del film perché la trama scorre come un telo di stoffa ben cucito addosso ai suoi protagonisti dalla bravissima regista Rohrwacher.
Lazzaro felice è di certo uno dei suoi abiti migliori, è il suo mondo, il suo footprint, la sua firma preziosa.
Toscana, Alice Rohrwacher oltre ad essere una bravissima regista è una sceneggiatrice impeccabile e di certo lo noterete in questo film dalle linee panoramiche stupende, girato tra Vetriolo di Civita di Bagnoregio, l’altopiano Alfina di Castel Giorgio, tutti luoghi familiari alla regista.
L’esordio della regista avviene nel 2006 con la direzione de La Fiumara e con Lazzaro felice la regista raggiunge l’apice della carriera vincendo il premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes nel 2018. Aggiungiamo che la regista è la stessa che ha firmato la seconda serie de L’amica Geniale con i poetici e caldi episodi girati a Ischia – episodi raccontati per immagini come lei stessa ha ribadito in un articolo, immagini che si ispirano direttamente alle parole della scrittrice del romanzo omonimo di Elena Ferrante.
Come avrete capito quindi, Alice Rohrwacher nei suoi film ragiona per immagini e da lì la trama esplode come un fiume in piena.
In Lazzaro felice, la Rohrwacher narra una storia meravigliosamente fuori dai tempi, fuori dal passato, dal presente, dal futuro.
Brevemente, il film ripercorre la vita di Lazzaro, un contadino che definirei d’altri tempi, in altri tempi, un ventenne talmente buono ed educato da sembrar stupido agli estranei, a quei estranei arrivati dal nostro presente e che non lo comprendono nella sua eternità di modi e valori, nella sua semplicità. Con uno di questi estranei lui stringerà un’amicizia sincera, la prima per Lazzaro, rinchiuso fin dalla sua infanzia tra montagne brulle, incolte, aride, fantastico paesaggio.
Questa amicizia, un filo rosso, accompagnerà il nostro Lazzaro, felice, dalle campagne alle città, da un passato ad un futuro, vuoto, insensato, alla ricerca dei valori che contano per Lazzaro come appunto questo dell’amicizia, alla ricerca dell’amico di città Tancredi.
Potremo definire questo bel film una sorta di inno alla santità senza miracoli, alla pura e semplice condotta autentica di un essere umano, senza interessi alcuni o cambi di favore circa la sua condotta impeccabilmente umana. Lazzaro felice è un santo che sa stare al mondo, che non pensa male di nessuno, di nessuna persona, di nessuna realtà che attraversa nel suo viaggio nel tempo e nello spazio. Lazzaro è un ingenuo, un buono, un essere umano che per la sua natura è sconosciuto e ignorato dalla comunità di uomini ormai tutti viziati dai vizi, corrotti dalla corruzione, imbruttiti dalla bruttezza della realtà che li circonda da sempre e che li ha plasmati a sua immagine.
Lazzaro tuttavia, nella sua grande umanità e valore umano, così si presenta alla comunità di uomini imbruttiti e fa interrogare ciascuno di noi sulla nostra natura, su ciò che potevamo essere, su ciò che potremo ancora essere se guardiamo al cambiamento con note positive.

Non vi resta che guardarlo, noi lo abbiamo visionato su Netflix.

A domani
#iorestoacasa


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