Dogman Film


Giorno 6

Oggi 15 marzo 2020, il sole splendeva lucente e caldo nel nostro balcone di casa a Roma.

La giornata di oggi è stata un’occasione per rimettere a posto vecchie carte, per leggere un buon libro, sfogliare una rivista baciati dal sole.

Ci ho pensato un po' sulla proposta del giorno per voi che ci seguite e che come noi lo fate da casa.
Ieri sera, su Netflix, portale fantastico che in questo periodo di staticità permette di visionare moltissimi film dal proprio portatile, schermo tv ecc. abbiamo scelto un film che poco ci rappresenta nel genere, un drammatico thriller, e che ci ha incuriositi dal titolo essendo noi appassionati di cani e che un po' conoscevamo in quanto vincitore di vari premi, primo tra questi il Festival di Cannes che ha visto l’attore protagonista Marcello Fonte decretato come miglior attore.
Di quale film stiamo parlando? Di certo lo avrete già capito.
Parliamo della pellicola Dogman del visionario regista italiano Matteo Garrone.
Ci troviamo in provincia tra Lazio e Campania, in un luogo indefinito, malmesso che sembra suggestionare una sorta di wild west contemporaneo italiano. C’è tutto, la piazza, la strada in cui tutti passano, il locale in cui si siedono a bere e parlare i negozianti della comunità, la legge del più forte e un malvivente che sparge il terrore indisturbato a cavallo di una moto: Simoncino, l’ex pugile grosso, violento e con l’hobby che peggio si sposa a queste caratteristiche, quello della cocaina.
Marcello, il Dogman, nel suo salone tratta i cani come la luce dei suoi occhi e letteralmente vive per una figlia di circa 10 anni che vede ogni tanto (ha divorziato dalla madre) e con cui fa tutto. Per questo quando si sente il rombo della moto di Simoncino che ne annuncia la minacciosa presenza lui, tra tutti, è quello che trema di più, quello che ha più da perdere e che è trattato peggio, la vittima preferita perché il più indifeso e gentile.
Dogman prima che di vendetta, e quindi dei rapporti con gli altri, descrive la relazione con la soggettività, come siamo fatti e non vorremmo essere. Marcello è la parte di noi che emerge quando non siamo capaci di dire «no», quando rinunciamo consapevolmente a compiere una scelta giusta o non riusciamo a rispettarci per quello che facciamo, per come pensiamo o agiamo. E in ultima analisi l’esasperazione di Marcello nasce per la presa di coscienza del proprio essere, non per le umiliazioni subite da Simone.

A voi la visione, noi non vi sveliamo altro.

A domani
#iorestoacasa

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