La Ville Lumière

  • 16 Dicembre 2021

Un viaggio a Parigi è sempre un gran viaggio

Parigi è una città senza tempo, piena di fascino, romanticismo, glamour, storia e penso che ciascun viaggiatore possa trovare in questo luogo un perché pieno di senso al visitare questa città.
Ciascun tipo di passione penso Parigi riesca a soddisfarla: passione per l’arte, la creatività, la moda, la storia moderna, il contemporaneo, la musica, il cinema, la bellezza in sé a 360°.
Anche noi abbiamo avuto modo di visitare questa splendida e romantica capitale europea, io in particolare per la mia primissima volta e ne ho assaporato con entusiasmo e stupore quel che emana: stile, bellezza per l’appunto, fascino d’altri tempi, con un gusto forte di autenticità tangibile.
Parigi non è finzione, è proprio quel che si vede e si percepisce, è struttura, materia, senso, storicità, essenza.
Viaggiando per le vie di Parigi ci si può da subito immaginare la Belle Époque sotto la Tour Eiffel, Mademoiselle Chanel nella sua boutique di Rue Cambon, filosofi, artisti e grandi pensatori del Novecento passeggiare per i suoi parchi meravigliosi, immersi a scrivere i loro pensieri nei caffè e bistrò d’una volta che ancor oggi sono lì per noi a testimoniare l’autenticità di questo posto.

Ma andando per ordine, anche per poter offrire una soluzione pratica a chi desidera visitare in poco tempo questa capitale cuore pulsante dell’Europa, vi segnaliamo il nostro itinerario intenso di tre giorni così da ispirarvi.

Siamo arrivati a Parigi in pieno weekend, di domenica, per poi ripartire il mercoledì mattina presto.

Dall’aeroporto di Paris Orly, arrivare in centro a Parigi è un attimo, poco meno di un’ora. L’hotel stesso si trovava in una ottima zona centrale ed anche ben collegata con i mezzi pubblici, zona Batignolles, a due passi a piedi dallo scenografico e bollente Moulin Rouge.
La nostra scoperta di Parigi parte dal punto in cui ci trovavamo ad alloggiare quindi in primis abbiamo da subito visitato il quartiere di Montmartre – culla degli artisti del Novecento, affascinante e pittoresco quartiere che si erge da una collina di Parigi e che dal suo punto più alto (Basilica del Sacro Cuore), offre una generosissima vista su Parigi.
Una baguette en passant a Montmartre e da subito siamo arrivati di fronte al Moulin Rouge – rosso, scintillante, bellissimo, spettacolare, con le pale del suo mulino che giravano, giravano, quasi a scandire metaforicamente il movimento delle gonne delle sue ballerine di Can Can storiche.

Da lì, una via in salita e ci troviamo subito al Moulin de la Galette, anch’esso fantastico mulino storico parigino, presente nell’immaginario iconografico di opere di artisti d’una volta.
Il primo giorno non è stata di certo la pioggia a fermarci, tant’è che imperterriti e convinti abbiamo continuato il nostro itinerario anche in mezzo alla pioggia. Rue Lepic e Place du Tertre sono dei gioiellini nel cuore di Montmartre ed offrono tante bancarelle con souvenir molto economici e lì ci si trova immersi nel mood artistico parigino per antonomasia, frequentato da Van Gogh, Cezanne ecc. Salendo e salendo, di fronte a noi troviamo infine la Basilica del Sacro Cuore ed entriamo al suo interno per coglierne la spiritualità. La musica del suo organo e la sua imponenza, donano immagini d’altri tempi, si coglie la grandezza spirituale della Francia.

Da lì decidiamo di non abbandonarci ai mezzi pubblici ma di proseguire fino alla nostra prossima meta a piedi per raggiungere il Centre Pompidou.
Il Centre Pompidou è aperto gratuitamente la prima domenica del mese e noi ne usufruiamo con piacere avendo prenotato la nostra visita in precedenza.
Tale area museale di Parigi è davvero una bomba esplosiva di opere d’arte: comunica con il suo bel bagaglio di opere una grandezza di Parigi in ambito contemporaneo e moderno che non a caso la colloca tra le città che ospitano i musei più grandi e potenti del mondo.
Al Centre Pompidou potrete sbizzarrirvi nell’ammirare l’Arte Povera, opere di artisti contemporanei tra i più quotati come il rumeno Adrian Ghenie, l’arte moderna del Novecento, Picasso, Kandinskij, Mirò, Matisse, Otto Dix, Chagall, Lucio Fontana, Alberto Burri e tanti altri, sono lì di casa.
L’architettura, inoltre, di tale struttura comunica potenza, movimento, contemporaneità, ed il merito va tutto al genio italiano Renzo Piano.

Finisce qui il primo giorno a Parigi ma la sua scoperta continua il giorno seguente, fin dal mattino presto, quando usufruendo degli agevoli mezzi parigini arriviamo alle 10.00 in punto al Museo del Louvre.
Una città nella città, un fascino inesprimibile, gallerie su gallerie piene di opere d’arte inestimabili, come abbiamo imparato a conoscerli ad uno ad uno sui manuali di storia d’arte al liceo. Tutto quel che ricordiamo dei nostri manuali di storia d’arte lì c’è.
Leonardo da Vinci, Tiziano, Tintoretto, arte egiziana, arte romana, arte francese, scultura greca ecc.
La visita al Louvre rimane una visita che rimarrà impressa nella memoria, per la sua storia, per la grandiosità delle opere che ospita.
Un museo all’apice di tutti i musei d’arte nel mondo che merita una visita affettuosa assaporando della grandezza che emana.

Dal Louvre ritorniamo verso il Centre Pompidou ma questa volta per visitare una chicca dell’arte, l’Atelier Brancusi, fantastico spazio dell’arte, desiderato dallo scultore rumeno Constantin Brancusi che prima della sua morte, in accordo con lo Stato francese, concede ad esso le sue sculture e arnesi da lavoro, ricreando il suo atelier in questi spazi rimasti atemporali, come uno specchio della sua arte, testimonianza della sua maestria e genio creativo.
L’Atelier è gratuito e vederlo apre il cuore e la mente.

Dall’Atelier Brancusi ci diamo ad una lunga passeggiatona per Parigi in stile ancor più turistico e se vogliamo commerciale. Raggiungiamo Place de la Concorde, abbellita con fantastici abeti e luminarie natalizie, svoltiamo l’angolo e ammiriamo Rue Cambon dove erge mastodontica la sede storica di Chanel e poi rientriamo in pista centrale dove affianchiamo i Giardini delle Tuilleries, quindi il Museo de l’Orangerie e il Jeu de Peume di Parigi, bellissimo spazio espositivo d’arte contemporanea e di fotografia.
In lontananza, seppur immersa nella nebbia, notiamo con la luce fioca ed invernale del giorno la Tour Eiffel e ci avviciniamo a piedi sempre più ad essa, attraversando il Ponte Alessandro III quindi la Senna burrascosa e torbida.
Al crepuscolo arriviamo sotto alla Tour Eiffel e ne ammiriamo la struttura rigida e metallica, gli ascensori che con continuità e movimento ritmico liscio e ordinario fanno i loro percorsi verso la sua vetta, le luci che le conferiscono un fascino e glamour fantastico.

Il freddo ci frega e facciamo un giro intorno ad essa per poi ritornare in hotel e cenare nella zona, al famoso Bouillin Pigalle che vi consigliamo fortemente per assaporare i gusti francesi, l’ambiente caloroso e il piacere di gustarsi un buon piatto tipico in compagnia.
Il terzo ed ultimo giorno a Parigi porta con sé già il senso della malinconia e del tempo che scorre inevitabilmente e da questo giorno ci aspettiamo di tutto, di cogliere quanto più possibile da questo luogo incantevole seppur velato dal gelo, freddo e dalla pioggia invernale.
Ci rechiamo verso la zona di Parigi che dalla Conciergierie di Parigi, residenza storica dei re capetingi, si estende verso Ile de la Cité, passando per la chiesa storico-simbolica di Notre Dame e addentrandoci fin nel quartiere del Luxembourg.
Visitiamo dall’esterno la ferita Notre Dame, che rimane affascinante direi solo nei nostri pensieri, in quanto solo in gran lontananza si intravvedono i suoi simbolici e mostruosi gargoyles sulle pareti esterne, e la facciata risulta spezzata, presenta visibilmente cicatrice, come dopo una ferita che solo il tempo curerà.

Da lì, di fronte a noi troviamo la carinissima libreria Shakespeare & Company per la quale abbiamo solo una piccola critica, l’avere per lo più libri in inglese e pochissime copie in francese di libri.
Proseguendo in avanti nel quartiere, si arriva dopo una breve passeggiata al Pantheon – anch’esso mastodontico, imponente, un tempio per i francesi che ospita i loro eroi tra cui ricordiamo Voltaire ma anche Simone Weil, Marie Curie. Sicuramente uno spazio da visitare per cogliere lo spirito francese, i valori di liberté, égalité, fraternité.

Dal Pantheon ritorniamo verso la Senna perché ci attende la visita prenotata alla Saint-Chapelle, meravigliosa chiesa cattolica francese, nel cuore di Parigi, strutturalmente realizzata con vetrate policrome enormi, tanto da sembrare un tempio policromo, uno spazio che si erge in un’altra dimensione, quasi celestiale.
Vi ricordiamo che l’ingresso alla Saint-Chapelle va prenotato ed i controlli in epoca Covid essendo rigidissimi, si rubano una trentina di minuti del prezioso tempo che avrete a disposizione per visitare la città quindi prenotate e preparatevi ad un pochino di fila prima di entrare in questo incantevole luogo.

Ritorniamo nuovamente in centro, nel cuore di Parigi per un pranzo consigliatissimo a l’As du Falafel, nel modaiolo quartiere Marais. Un luogo incantevole, pieno di sapori, colori, gente d’altri luoghi, con una cucina kosher davvero gustosissima.
Da lì, ammiriamo l’Hotel de Ville, la sua eleganza, in pieno centro di Parigi.
Ci infiliamo nel pomeriggio in un bus preso in centro e raggiungiamo nuovamente Ile de la Cité per addentrarci nel quartiere del Luxembourg.
Un pensiero affettuoso mi collega a questa parte di Parigi, quartiere dove ha vissuto un grande filosofo e pensatore del Novecento, il filosofo rumeno Emil Cioran, nato nello stesso paesino natale di mio nonno.
Vissuto da apolide in Francia sotto un’aura metafisica e distaccata dalla realtà che lo circondava, ha meravigliosamente interpretato e analizzato l’animo più profondo dell’essere umano e le sue contraddizioni.
Siamo arrivati così in bus a sfiorare i Giardini del Luxembourg a lui tanto cari, Rue de l’Odéon e ci siamo fermati al Cimitero di Montparnasse dove ho avuto modo di portargli un saluto e con esso tutta la mia riconoscenza al suo spirito, tempra e genio.

Imbrattati di malinconia, grigio parigino e pieni di istantanee negli occhi e nel cuore, abbiamo fatto una piccola passeggiata in zona e ci siamo gustati una crêpe parigina in una creperia bretone buonissima e così pittoresca, quasi da sembrare di stare nella Bretagna, tra le sue onde violente, tra i visi scavati della sua gente, come nei quadri di Van Gogh o degli olandesi dell’Aja tanto adorati all’interno del Louvre.

La Creperie de Josseline vicino al Montparnasse rimane l’ultimo ambiente caldo che ci ha ospitati a Parigi, un piccolo luogo che raccoglie in sé la Francia nelle sue tradizioni, nella sua gente, nei suoi lavoratori.
Ne ho ammirato lo spirito che si respira al suo interno, i colori, i sapori, la sua gente, i suoi decori.
La sera per non farci mancare nulla siamo scappati dall’hotel per una passeggiata sugli Champs Elysees, decorati a festa di rosso, fino ad arrivare al punto più esteso del centro di Parigi, il suo Arco di Trionfo.
Da lì indietro verso l’albergo, con un’occhiata alle vetrine di boutique storiche quali quella di Guerlain.

Parigi diventa così un quadro raffigurante il nostro viaggio e con esso le nostre sensazioni, emozioni, stati d’animo.
Una città da visitare, più volte, per abbellire sempre più questa nostra tela d’arte continua che chiamiamo Vita.

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Autore

Daiana Cotoara

Nata nel 1989, Daiana Cotoara fin da piccola è appassionata di arte a 360° e curiosa della Bellezza che ci circonda, quella Bellezza che come avrebbe detto Fëdor Dostoevskij, salverà il mondo.

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